ZIGULINE Interview - Ita  

VERNICE of THE TRAVEL ROUTES IN PHOTOGRAPHY

Museo Nazionale. Diocletian Bath. Rome. October-December 2014

 

TEXT AND PICTURES

 

Raccontaci come è nata la tua partecipazione a T.R.I.P. Travel Routes In Photography.

È stata Arianna Rinaldo a chiedermi di partecipare, avevamo il desiderio di lavorare insieme e sul mio archivio che comprende molti lavori sulle più grandi città del mondo.. Le immagini in mostra sono fanno parte di un progetto che io porto avanti dal 2003 e non si è ancora concluso. Tokyo per alcuni anni è stata la mia fonte di ispirazione assoluta, un'attrazione importantissima.. Il mondo giapponese è un universo che porta la gestualità a un livello così elevato e maniacale da farsi incanto, sono stato e sono molto attratto dal codificare questa complessità. Ho lavorato a Tokyo dal 2004 al 2012, stando 1 mese pressoché ogni anno per dedicarmi a tutto quello che era street e documentary. 

Cosa significa per Alessandro Rizzi viaggiare per fotografare?

Significa andare alla ricerca di un doppio filo che leghi il significato del mio nel vivere nel mondo con le storie di altri esseri umani con presupposti così diversi e linguaggi la cui matrice stessa differisce dalla nostra in modo così profondo da poter parlare di idee di vita e di esperienze, molto distanti; al tempo stesso capire di essere parte di un’umanità che da questo stesso doppio filo è tenuta insieme. Questo è il grande motore del mio desiderio, unito a una continua voglia di relazionarsi con l’istante inteso come momento che decifra il "tutto" , dando alle cose un senso universale e condiviso. Tengo particolarmente a questo aspetto..

Cosa vuol dire insegnare la fotografia?

Prima di tutto significa per me parlare di quello che non è fotografia, insegnare e parlare con le persone che vengono ad ascoltarti vuole dire denudarsi e raccontare la propria esperienza del mondo e di come si debba essere disposti a sacrificare tutto per avere la forza e la verità di esprimere qualcosa. E' il giusto omaggio anche per chi si è sottoposto allo sguardo di un fotografo. Raccontare questo sacrificio significa raccontare di se in modo onesto e con passione, sperando di trasmetterla nel modo migliore.

Tra tutte le tue immagini presenti alla mostra quale è quella che ti rappresenta di più?

Non riesco a trovarne una perché sento una  tensione verso la ricerca che si spinge talvolta in direzioni apparentemente distanti. Guardo al discorso complessivo, alla costruzione del mio abaco visivo dove il particolare prende senso all'interno di un disegno più ampio.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Al momento mi trovo in una fase che dura da cinque, sei  mesi in cui vivo tra Honk Hong e un paesino della provincia emiliana che è il miglior luogo per conservare i miei lavori e pensare ai nuovi progetti. Ora sto lavorando ad uno studio sul colore in relazione al mio materiale d'archivio. Sono molto interessato a quest’idea delle tavole, patchwork di colore che diano il senso di un universo finito.

 

                                                                                               ZIGULINE è uno dei più noti portali italiani di Arte, Fotografia e Società.