Berlin Auction at Pavlog gallery

On 24th November, one of my images of “In my place” series, will be exhibit in a Berlin Auction at the Pavlog gallery.

PORT MAGAZINE

Last week I’ve been invited from the new London based PORT Magazine, to shoot a personal creative series about Ferrari in Maranello.
Today I have shot walking around the Ferrari’s world and It has been a fabulous experience.
Lovely magazine and lovely people work for PORT. http://port-magazine.com/

Ale

Nel Novembre del 2010 presi la decisione di dedicare l’anno che arrivava non piu’ a lunghe trasferte, viaggi a Beirut o immersioni asiatiche nella mia amata Tokyo ma di tuffarmi in una lunga camminata a ritroso tra negativi archiviati e fotografie non sviluppate sino a quel momento.
Il proposito era di utilizzare i miei negativi come scusa per concedermi una sosta, capire da un’altra angolazione cosa avevo vissuto tra Cina e Giappone negli ultimi 8 anni, ricordare feeling dimenticati e riguardare il mio lavoro da diverse altre angolazioni.
Dopo 7 mesi di scansioni, editing, captions e altro, ora quell’ immenso lavoro che l’archiviazione richiede sembra essere piu’ umano e ormai on via di conclusione.
Entro l’autunno dovrei pubblicare con Damiani editore il mio libro su Tokyo frutto di diversi viaggi tra il 2004 e il 2010 e mettere online diversi lavori che la quotidianita’ mi ha fatto lasciare indietro.

Riguardando migliaia di fotografie mi sono chiesto quale sia e se esista un concetto di contemporaneita’ delle immagini, quali le caratteristiche, quali le peculiarita’.

Da un lato mi pare che la tecnologia, lo sviluppo tecnologico delle macchine digitali, abbia creato una dimensione del contemporaneo intesa come abitudine alla fruizione di determinati valori e caratteristiche estetiche.

Le fotografie di reportage, di streetphotography o piu’ in generale tutta la documentary photography ha trovato nella “libertà” del mezzo una sua definita operativita’. Mi pare cioe’ che le caratteristiche delle fotocamere abbiamo illuso i suoi fruitori allargando apparentemente il numero di soluzioni colore o di interpretazioni postacatto ma costringendo in realta’ alla valorizzazione di quelle caratteristiche che la tecnica digitale ha intrinseca e che nel nome della liberta’ espressiva tende al contrario a una omologazione degli stili.

Credo che la prassi di un utilizzo in questo senso stia portando la fotografia e la fotogenia a rivolgersi o meglio a tornare all’illusione di una presunta pittoricita’ sia in termini estetici sia in termini di mercato, sostenendo la necessita’ di una unicita’ dello scatto che ricordi il quadro o la dimensione dell’errore nell’immagine che sembra scaturire da una fotografia spostanea e pseudo romantica.. Penso in questo senso al recupero di tonalita’ o ingressi di luce che nel loro essere “sbagliati” stingono l’occhio a una errata concezione del Contemporaneo inteso come non controllato, frutto di una apparente assenza di pensiero.
Di conseguenza la pubblicita’ ha utilizzato ampiamente questo concetto di Contemporaneo, perche’ rassicurant e in un momento di crisi economica e sociale in quanto gia’ sperimentato e sopratutto appoggiato al recupero di stili passati ed estetiche romantiche.

Proprio in conseguenza di tali modalita’ la fotografia si trova sempre piu’ proiettata e spinta verso l’invenzione della realta’ e non piu’ per una sua interpretazione..

Credo personalmente ci sia ancora spazio per una fotografia che sia biografia personale e particella di storia collettiva ma penso anche che vada allontanata la facile seduzione del luogo contemporaneo come scena del contemporaneo pur nella possibilita’ di magnifiche immagini..

Non intendo dire che la grande citta’ non sia piu’ un luogo di elezione, teatro della vita perfetto per la fotografia, ma piuttosto che la contemporaneita’ degli stili che in una grande citta’ si stratificano non significa necessariamente creazione di fotografia contemporanea, attuale, interessante.

Piuttosto appare oggi che la fotografia sia in ritardo rispetto all’architettura, alla grafica o a altre forme creative e interpretative della realtà;
per questo penso che vada recuperato piuttosto il senso di una lunga biografia personale attraverso la fotografia e che altri teatri meno appariscenti riescano a far affiorire un maggiore senso del contemporaneo, intendendo con esso la novita’ del gesto o di un diverso modo di relazionarsi socialmente e fisicamente con gli altri rispetto al contesto “moderno” a cui spesso affidiamo il senso del nuovo.

Alessandro