Nel Novembre del 2010 presi la decisione di dedicare l’anno che arrivava non piu’ a lunghe trasferte, viaggi a Beirut o immersioni asiatiche nella mia amata Tokyo ma di tuffarmi in una lunga camminata a ritroso tra negativi archiviati e fotografie non sviluppate sino a quel momento.
Il proposito era di utilizzare i miei negativi come scusa per concedermi una sosta, capire da un’altra angolazione cosa avevo vissuto tra Cina e Giappone negli ultimi 8 anni, ricordare feeling dimenticati e riguardare il mio lavoro da diverse altre angolazioni.
Dopo 7 mesi di scansioni, editing, captions e altro, ora quell’ immenso lavoro che l’archiviazione richiede sembra essere piu’ umano e ormai on via di conclusione.
Entro l’autunno dovrei pubblicare con Damiani editore il mio libro su Tokyo frutto di diversi viaggi tra il 2004 e il 2010 e mettere online diversi lavori che la quotidianita’ mi ha fatto lasciare indietro.
Riguardando migliaia di fotografie mi sono chiesto quale sia e se esista un concetto di contemporaneita’ delle immagini, quali le caratteristiche, quali le peculiarita’.
Da un lato mi pare che la tecnologia, lo sviluppo tecnologico delle macchine digitali, abbia creato una dimensione del contemporaneo intesa come abitudine alla fruizione di determinati valori e caratteristiche estetiche.
Le fotografie di reportage, di streetphotography o piu’ in generale tutta la documentary photography ha trovato nella “libertà” del mezzo una sua definita operativita’. Mi pare cioe’ che le caratteristiche delle fotocamere abbiamo illuso i suoi fruitori allargando apparentemente il numero di soluzioni colore o di interpretazioni postacatto ma costringendo in realta’ alla valorizzazione di quelle caratteristiche che la tecnica digitale ha intrinseca e che nel nome della liberta’ espressiva tende al contrario a una omologazione degli stili.
Credo che la prassi di un utilizzo in questo senso stia portando la fotografia e la fotogenia a rivolgersi o meglio a tornare all’illusione di una presunta pittoricita’ sia in termini estetici sia in termini di mercato, sostenendo la necessita’ di una unicita’ dello scatto che ricordi il quadro o la dimensione dell’errore nell’immagine che sembra scaturire da una fotografia spostanea e pseudo romantica.. Penso in questo senso al recupero di tonalita’ o ingressi di luce che nel loro essere “sbagliati” stingono l’occhio a una errata concezione del Contemporaneo inteso come non controllato, frutto di una apparente assenza di pensiero.
Di conseguenza la pubblicita’ ha utilizzato ampiamente questo concetto di Contemporaneo, perche’ rassicurant e in un momento di crisi economica e sociale in quanto gia’ sperimentato e sopratutto appoggiato al recupero di stili passati ed estetiche romantiche.
Proprio in conseguenza di tali modalita’ la fotografia si trova sempre piu’ proiettata e spinta verso l’invenzione della realta’ e non piu’ per una sua interpretazione..
Credo personalmente ci sia ancora spazio per una fotografia che sia biografia personale e particella di storia collettiva ma penso anche che vada allontanata la facile seduzione del luogo contemporaneo come scena del contemporaneo pur nella possibilita’ di magnifiche immagini..
Non intendo dire che la grande citta’ non sia piu’ un luogo di elezione, teatro della vita perfetto per la fotografia, ma piuttosto che la contemporaneita’ degli stili che in una grande citta’ si stratificano non significa necessariamente creazione di fotografia contemporanea, attuale, interessante.
Piuttosto appare oggi che la fotografia sia in ritardo rispetto all’architettura, alla grafica o a altre forme creative e interpretative della realtà;
per questo penso che vada recuperato piuttosto il senso di una lunga biografia personale attraverso la fotografia e che altri teatri meno appariscenti riescano a far affiorire un maggiore senso del contemporaneo, intendendo con esso la novita’ del gesto o di un diverso modo di relazionarsi socialmente e fisicamente con gli altri rispetto al contesto “moderno” a cui spesso affidiamo il senso del nuovo.
Alessandro
It gives me great pleasure tell you that my works are in the current number of “Arte e Critica” magazine, presented at the opening of Venice Biennale and Art Basel.
Some images of my last Tokyo project introduce the interview I had with Massimiliano Scuderi, curator of exhibits and Art Festivals.
Soon online the interview text.
This is the email I received from the american journalist Rachel Seed
I would like to thanks Rachel for this opportunity and for the chance to think about important issue in my photography.
Hi Alessandro,
I am a journalist working on a MFA in photography in the US and would like to write about your work in a research paper. The paper compares early and contemporary documentary surrealist photography. I found your book, “Vision from Another World”,in our library and found your work to be beautifully surreal.
I am going to write about your work either way, but of course would love to have your input. Actually, I also write articles for the American Society of Picture Professionals’ magazine, “The Picture Professional”, so perhaps this summer we could do a more in depth interview/article for that paper.
I compare your work to Eugene Atget!
Would you mind answering a few of questions for me, in regards to this book? If not, here they are:
Rachel Seed Questions about “Surreal Photography”
To continue with the series of Interview I had the pleasure to be called, at the end of 2o1o, I received an email from Alessandra Tecla Gerevini about his blog ” Aurora Fotografi “.
Alessandra is at the same time a young photographer and a quite famous blogger working as director in some different photography blogs and as curator for the blog Post.it
She is building an website focused around the new generation of italian photographers she is loving.
Intervista di Alessandra Tecla Gerevini
Nel weekend tra il 18 e il 20 Marzo, lo spazio Forma di Milano ha organizzato quello che dai più sono stati definiti come gli “Stati Generali della Fotografia Italiana”. Fotografi e curatori sono stati invitati a discutere su alcune tematiche care al mondo della fotografia. Ho partecipato al primo giorno di incontri per poi ascoltarne i contenuti via podcast in queste settimane per poi condividere il mio punto di vista.
In allegato il link per l’ascolto dei podcast.
http://www.formafoto.it/_com/asp/list.asp?g=e&s=c&l=ita
My gallery in Beirut is opening tonight, 3/3/2011 an exhibit with many different photographers, called : Q Calling the shoots, Vol 2, about Narrative Photography.
I’ve the pleasure to be in with artist such as Mitra Tabrizian, whom I really love the works.
Narrative Photography: The art of the narrative: the capacity of telling a story through a picture, an artwork, documenting the moment and capturing the past. After the success of Vol. 1, it is very exciting to again see works from the same artists bringing together
Velvet Magazine, pg 94-95. ” Un giorno dopo l’altro” ” Alessandro Rizzi l’autore di questa immagine è uno dei fotografi Under 40 più interessanti. Al centro dei suoi lavori, l’uomo e la sua quotidianità. Lo spettatore diventa in realtà protagonista “
La sveglia è arrivata presto in questo sabato emiliano. Il mio amato e a volte nebbioso luogo di casa. Dimenticandomi le serrande aperte, il sole a sud è entrato diretto in camera, avevo l’intenzione di dormire un po di più ma le cose da fare in queste settimane pre Fotografia Europea sono davvero tante e così mi sono detto, ” Ale fuori dal letto.” Mi faccio largo tra foglie e steli di alcune piante mal disposte, arrivo in cucina e mi ricordo che mi ero tenuto da un paio di settimane un numero dello stupendo Domenica del Sole 24 ore.
In generale mi piace leggerlo in ordine sparso, attratto dalle fotografie ( e come potrebbe essere altrimenti ) ma questa volta trovo nelle prime pagine un articolo dedicato alla fotografia. “La parola gioca d’immagine” di Gianluigi Ricuperati. Una bella analisi della capacità di Robert Frank di costruire attorno al suo lavoro una collaborazione di natura narrativa, di coinvolgere scrittori importanti che hanno contribuito a fare di un opera un monumento.
Mi sale un po di rabbia, penso alle decine di migliaia di negativi che ho archiviato e che stanno lì, sì nel proposito di dare senso al mio lavoro attraverso decenni di fotografia ma da qualche parte dovrò iniziare a collaborare, a mostrare quella particella di senso del mondo o di poesia che andiamo cercando, a chiamare qualcuno per dire: Salve mi chiamo …. sono un fotografo.. vorrei iniziare a parlare con lei e mostrarle il mio lavoro.. Riprendere forma come essere umano non solo attraverso lo schermo, o il web, blog, twitter o quello che ci pare..
Riprendiamoci l’idea di un opera totale, con le debite differenze, con nuovi coinvolgimenti.
Ritornerò sull’argomento
In general I like to read in any order, attracted by photographs (and how could it be otherwise) but this time I find an article on the front pages dedicated to photography. ”The word play of imagination” by Gianluigi Ricuperati.
Reclaim the idea of a total work, with all due differences, with more involvement.
Come back to that
Friday 9 of April, first day of my personal web blog.
I don’t really know how this blog will be and how handle it, but I’m not worried about.
I will try to use it as a note paper, communication place for friends and photoholic , night diary and home of my taste of life.
Welcome to everyone.








